I cambiamenti fanno paura

I cambiamenti intimidiscono, e questa reazione naturale è inevitabile sia nel caso di mutamenti apparentemente insignificanti, come entrare in un nuovo edificio, sia in quello di eventi di portata maggiore, come la nascita di un figlio, un trasloco, un cambio di lavoro. La paura del cambiamento è radicata fisiologicamente nel cervello, ed è importante capire perché.

Il cervello e il cambiamento

Gli esseri umani possiedono tre cervelli separati, ciascuno con funzioni distinte e una storia evolutiva propria:

Come fare cambiamenti significativi

Per innescare cambiamenti significativi, occorre attivare la corteccia cerebrale. Tuttavia, il cervello non è poi così "intelligente": desideriamo dimagrire ma consumiamo intere confezioni di snack; pianifichiamo presentazioni creative ma scrolliamo lo smartphone sul divano.

La radice del blocco risiede nel sistema limbico, specificamente nell'amigdala, una struttura a forma di mandorla che attribuisce significato emotivo agli stimoli esterni e controlla la reazione di attacco o fuga. Negli esseri primitivi questo meccanismo era essenziale per la sopravvivenza. Oggi però, il vero problema è che il campanello d'allarme suona ogni volta che vogliamo uscire dalla solita e sicura routine.

Come combattere la paura

Quando affrontiamo novità — un cambio di lavoro, una conoscenza nuova — l'amigdala prepara il corpo all'azione istintiva e limita l'accesso alla corteccia pre-frontale, bloccando il pensiero razionale.

Alcuni fortunati trasformano la paura in entusiasmo e senso di sfida. Ma per la maggior parte delle persone i grandi obiettivi fanno paura. Il cervello ci induce a fuggire dal pericolo percepito, ma oggi quel "pericolo" è rappresentato da cambiamenti necessari per la crescita personale.

È possibile aggirare l'ostacolo

Intelligenza, cuore, cervello, inconscio e spirito, integrati attraverso un'accurata osservazione oggettiva, permettono di elaborare strategie efficaci. Questo processo è definito biohacking, mindshift o intervento sul mindset.

Si tratta di integrare aspetti spirituali, psicologici e biologici costruendo l'obiettivo in "pacchetti di lavoro" comodi, apprezzando ogni risultato incrementale.

Il cambiamento che funziona: piccoli passi

Lo schema è semplice:

Dividere l'obiettivo in piccoli passi crea un sotterfugio che bypassa il funzionamento difensivo del cervello. Gli obiettivi limitati e facilmente raggiungibili — come fare due minuti di esercizio fisico ogni mattina in un contesto dove non si riesce a prendere la decisione di andare in palestra — permettono di bypassare furtivamente l'amigdala.

Con i piccoli passi, la corteccia si attiva, creando nuove connessioni neuronali e abitudini, riducendo progressivamente le resistenze.

Piccoli passi, salti giganti

Questi progressi incrementali attivano il "rinforzo positivo" descritto dai comportamentisti: la gratificazione per piccoli successi combatte la paura del cambiamento in modo alternativo. Non è sufficiente iscriversi a un corso completo; apprendiamo meglio attraverso "microsessioni" con chunk circoscritti.

Le azioni limitate soddisfano l'esigenza del cervello di fare qualcosa e ne placano l'ansia. Progressivamente, l'allarme diminuisce, la corteccia si riattiva e lo sblocco avviene.

Proprio in questo modo, quasi impercettibile, attraverso piccoli passi, che si fanno salti giganti.

Davide Etzi

Behavioral Scientist, Psicologo, Psicoterapeuta, Executive Coach

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