La domanda scomoda

Può un coach lavorare con qualcuno che presenta un disturbo di personalità? È una domanda fondamentale che il settore del coaching raramente affronta direttamente — specialmente in un'epoca di crisi della salute mentale e di proliferazione di coach formati in weekend.

Cosa sono i disturbi di personalità

I disturbi di personalità rappresentano configurazioni stabili, pervasive e disfunzionali che riguardano il modo in cui un individuo percepisce se stesso, gli altri e il mondo. Non si tratta di semplici blocchi emotivi risolvibili in poche sessioni di coaching, ma di tratti strutturali che richiedono intervento terapeutico specializzato.

Coaching vs Psicoterapia: professioni distinte

Il coaching serve individui sani che perseguono obiettivi, miglioramento della performance e crescita personale. La psicoterapia si occupa della sofferenza psicologica, elabora traumi e ristruttura pattern di personalità disfunzionali. Il coaching opera a livello operativo superficiale; la terapia lavora in profondità identitaria. Confondere le due cose rappresenta sia un errore tecnico che un rischio clinico.

I rischi concreti

Quando i coach incontrano problematiche clinicamente significative senza essere preparati, rischiano di: banalizzare la sofferenza psicologica, rinforzare meccanismi disfunzionali, e non avere strumenti per la gestione delle crisi.

La risposta sfumata

Il coaching non è categoricamente inappropriato per chi ha un disturbo di personalità. Può complementare (non sostituire) la terapia quando: il cliente ha già una diagnosi chiara ed è in terapia attiva; il coach riconosce i segnali clinici e conosce i propri limiti; esistono accordi trasparenti sui limiti del lavoro. Il coaching è invece inappropriato quando il cliente porta sofferenza profonda non elaborata, instabilità emotiva o disregolazione.

Linee guida per coach responsabili

  1. Ricercare formazione seria che vada oltre il coaching
  2. Imparare a riconoscere i segnali clinici per riferimenti appropriati
  3. Costruire reti collaborative con psicoterapeuti
  4. Stabilire confini chiari prima di iniziare il lavoro
  5. Non minimizzare la sofferenza; riconoscere il potenziale trauma sotto le problematiche presentate

Non tutto è "coachable". A volte è necessario un lavoro terapeutico più profondo. Riconoscerlo non è un fallimento: è la vera evoluzione professionale.

Davide Etzi

Behavioral Scientist, Psicologo, Psicoterapeuta, Executive Coach

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